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Tutte le ultime notizie dalla delegazione regionale Marche di Fondazione Italiana Sommelier

Kurni. Archètipo del Montepulciano

Emozioni e note di degustazione della nostra verticale di Kurni

05/03/2015
Fotografia
Parlare di Kurni significa parlare di passione.
C’è passione negli sguardi di Eleonora Rossi e Marco Casolanetti; c’è passione nei loro gesti, nelle loro scelte, nei loro vini..
Personalmente, i ricordi che conservo dell’Oasi degli Angeli, e del Kurni in particolare, sono stupendi. E credo che non potrebbe essere diversamente. A me piace pensare che l’estrema cura, l’assoluta dedizione, il quotidiano impegno, la maniacale ricerca e la tenacia di questi produttori riescano, in qualche modo, a manifestarsi nel loro vino. Un vino che, pertanto, non può che essere speciale.

La verticale di sei annate che ci è stata proposta (2012, 2010, 2008, 2006, 2004, 2001), prima volta nelle Marche, è riuscita a mostrare le varie sfaccettature del Montepulciano, fornendo dettagli caratteriali differenti dello stesso vitigno e ricreando, nel corso dell’analisi dei vari millesimi, delle percezioni sensoriali via via sempre più evolute e complesse, che hanno dimostrato, tra l’altro, la longevità di questo vino. In particolare, hanno sorpreso l’immediatezza del Kurni 2012, la complessità del 2010, l’opulenza olfattiva del 2008 e del 2006, lo straordinario corpo del 2004 e l’armonia del Kurni 2001; comuni denominatori alle sei vendemmie in degustazione, una trama tannica di eleganza assoluta e l’influenza dei terreni calcarei nelle note gusto-olfattive riconosciute.

Eleonora e Marco ci hanno così condotto in un viaggio senza luogo e senza tempo, in cui elementi della tradizione si fondono a fattori nuovi, frutto di studio e ricerca continui.
Iniziando dal sistema di allevamento, cosiddetto “a conocchia” (un alberello retto da tre stecche), recuperato dalla locale tradizione contadina e, peraltro, già citato da Mario Soldati.
Un’intensità per ettaro che tenta di riprendere, ed in parte superare, le pratiche del passato: storicamente, l’intensità media per ettaro era di circa 30.000 piante. Di anno in anno, l’Oasi degli Angeli ha cercato di migliorarsi, arrivando, attualmente, a circa 40.000 piante per ettaro.
Inoltre l’affinamento, studiato per mitigare il carattere deciso del Montepulciano, prevede legno nuovo al 200%. Nei primi 10 mesi circa, infatti, il Kurni riposa in barrique di primo passaggio, per poi essere trasferito in una seconda barrique, anch’essa nuova, fino al raggiungimento dei 20-21 mesi circa.

Le pratiche di cantina rispecchiano la scelta compiuta a livello produttivo: la fermentazione avviene in maniera spontanea, il vino non subisce travasi, né viene filtrato.
Il lavoro svolto in vigna è, pertanto, di estrema importanza ed è emblematico, in tal senso, il pensiero di Marco, secondo cui, anche in annate difficili, “..il vino va fatto, per dare dignità all’uva che si coltiva..”. Ed è come se la vigna percepisse questo profondo rispetto e, con i suoi frutti, contraccambiasse.

Bellissimo, perlomeno a mio parere, il momento in cui Marco ha illustrato le ragioni della scelta della rosa in etichetta: “..la rosa per due motivi..”, concedendosi una breve pausa in cui il suo sguardo ha incontrato quello di Eleonora, “il primo, per la scelta che abbiamo fatto, di vita insieme, di fare vino insieme, e il secondo perché sul portone della cantina dei genitori di Eleonora c’erano due rose..”. Ed è stato meraviglioso vederli emozionarsi ed emozionare la platea che li ascoltava.
Una degustazione, quindi, fuori dagli schemi e lontana dai comuni stereotipi, in cui, anche per merito di chi l’ha condotta, si è realizzata una vera condivisione; di sensazioni, organolettiche e non, di sentimenti, di storie, di ideali.

Alice Malaspina
Fotografie
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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